Non riesco a lasciarlo andare
A fine lettura · lo studiolo a Genova
Il tempo guarisce, dicono. E allora perché sono passati due anni e lui è ancora lì, primo pensiero del mattino, ultimo della sera? Se il tempo da solo non sta funzionando, forse quello che tieni in mano non è quello che credi.
Il lutto che nessuno riconosce
Per i lutti veri esiste una liturgia: condoglianze, tempo concesso, comprensione. Per la fine di un amore no. Hai diritto a qualche settimana di gelato e amiche, poi il mondo si aspetta che tu sia “andata avanti”. Se dopo mesi o anni il dolore è ancora lì, smetti di parlarne, e il mal d’amore diventa clandestino: si nutre di controlli al telefono, chat rilette, ricorrenze contate in silenzio.
La clandestinità lo conserva: quello di cui non si può parlare non si può nemmeno finire.
Cosa stai tenendo in mano
Quando stendiamo le carte su un amore che non passa, quasi mai al centro c’è la persona. C’è quello che la persona teneva insieme. A volte è una versione di te, chi eri quando ti guardava, e la paura che senza i suoi occhi quella donna sparisca. A volte è una promessa che ti eri fatta, “questa è la volta buona”, e che lasciar andare lui significherebbe dichiarare fallita. A volte è una fame molto più antica di lui: un amore col contagocce ricevuto da bambina, che quella storia aveva finalmente calmato, e che ora è tornata a bussare.
Dare il nome giusto
Il nome giusto cambia il lavoro da fare. Finché credi di dover dimenticare lui, combatti contro un ricordo, e i ricordi vincono sempre. Quando scopri che devi riprenderti una versione di te, o nutrire una fame che era tua da prima, il lavoro diventa possibile. E le carte, in questo, sono uno strumento di precisione.
A volte quello che non riesci a lasciare andare non è lui: è chi eri quando ti guardava.— Valeria
Il congedo si fa, non si aspetta
C’è un passaggio che nel mio lavoro ha una forma precisa, e quando il filo porta lontano lo facciamo in costellazione: il congedo. Riconoscere quello che c’è stato, perché c’è stato, lasciare a lui quello che è suo, riprenderti quello che è tuo, e chiudere da pari.
Suona semplice scritto qui. Fatto nel campo, con le parole giuste al momento giusto, è uno dei lavori più liberatori che conosca. Molte donne mi dicono che è la cosa che aspettavano da anni senza sapere che si potesse fare.
Se il tempo da solo non basta
Dopo, il segnale che il lavoro ha preso è sempre lo stesso, piccolo e inconfondibile: una mattina ti accorgi che il primo pensiero è stato un altro.
Scrivimi: la chiamata conoscitiva è gratuita. Il mal d’amore si lavora, anche quello vecchio, anche quello di cui ti vergogni.
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