Vivo con lui ma mi sento sola
Apparecchiato per due
C’è una solitudine che non si può raccontare in giro, perché da fuori hai tutto: un marito, una casa, magari dei figli. È la solitudine di chi vive accanto a qualcuno con cui non si parla più, e nei giorni di festa, quando la coreografia della famiglia felice va in scena al completo, diventa assordante.
Quando la coppia diventa logistica
Nessuno smette di parlarsi da un giorno all’altro. Succede per erosione: prima si smette di parlare di una cosa (quella volta che ti ha ferita, quel lutto, quel torto mai chiarito), poi il silenzio su quella cosa si allarga, e per riempire il vuoto restano gli argomenti di servizio. Spesa, orari, figli, lavori in casa. Un giorno ti accorgi che sono anni che parlate solo di gestione, e che di te, di lui, di voi, non si parla più.
La versione che ti racconti è che va così per tutte le coppie lunghe. Un po’ di vero c’è: la passione dei primi anni si trasforma per forza. La distanza che senti tu ha un’altra natura, e lo sai: il problema non è che parlate poco, è che vi siete persi di vista.
Cosa porta ognuno dei due in casa
Nelle Costellazioni la coppia si guarda come l’incontro di due sistemi: tu hai portato in casa il modo di amare della tua famiglia, lui quello della sua. Se a casa tua i conflitti si evitavano tacendo, e a casa sua i sentimenti erano cose da uomini che non si dicono, la vostra coppia ha ereditato un doppio silenzio senza che nessuno dei due l’abbia scelto. E ci sono i carichi invisibili: un genitore infelice a cui restare fedeli, un modello di matrimonio già visto, che pesa sulla coppia da sotto.
Il lavoro si fa dal tuo lato
La frase che sento più spesso: “lui in seduta non ci verrebbe mai”. Va benissimo così, e te lo dico senza consolazione: nelle Costellazioni si lavora con chi c’è. Mettiamo in campo la tua coppia, la tua famiglia di origine e la sua, e guardiamo di cosa è fatta la distanza: cosa è suo, cosa è tuo, cosa è più vecchio di voi due. Il tuo pezzo, una volta visto, si può muovere subito, senza chiedere il permesso a nessuno.
La solitudine più difficile da dire è quella che dorme nel tuo stesso letto.— Valeria
Un angolo dello studiolo · Genova
Cosa succede dopo, i due esiti onesti
Quando una delle due persone si sposta, il sistema coppia si muove per forza: è geometria, prima che psicologia. A volte l’esito è una riapertura che sembrava impossibile: lei smette di aspettare in silenzio, cambia il suo modo di stare nella stanza, e lui, con i suoi tempi, se ne accorge. Ho visto coppie ricominciare a parlarsi dopo anni, partendo da un lato solo. Altre volte l’esito è una chiarezza diversa: vedere che quella distanza racconta una storia finita. Anche quella è una risposta, e arriva con una forza che il rimuginio notturno non ti darà mai.
Se questa solitudine è la tua
Quello che finisce in entrambi i casi è l’apnea: quel vivere sospesa tra il non poter più stare così e il non sapere cos’altro fare.
Scrivimi quando vuoi: la chiamata conoscitiva è gratuita e riservata. Si può cominciare da “non ne ho mai parlato con nessuno”.
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