12 luglio 2026
Costellazioni Familiari
6 min di lettura

Quando una figlia soffre

Una teiera e una tazza accanto alla finestra dello studio di Valeria a Genova, luce quieta d'inverno
Sopra:
Uno spazio quieto · lo studiolo a Genova

Questa pagina è per te che hai una figlia che sta male, sul serio, e da mesi vivi in apnea intorno al suo dolore. Prima di tutto una cosa chiara: se tua figlia sta attraversando un disturbo alimentare o una crisi importante, il suo posto di cura è dai professionisti sanitari, medici e psicoterapeuti. Qui parliamo di un’altra persona che in questa storia ha bisogno di aiuto: tu.

La madre scompare

Succede sempre così: da quando lei sta male, tu hai smesso di esistere. Monitori i pasti, i silenzi, le porte chiuse, cerchi specialisti, leggi tutto quello che trovi. Sei diventata un radar acceso ventiquattro ore su ventiquattro, e un radar non dorme, non mangia con gusto, non ride più. Se qualcuno ti chiede come stai, rispondi parlando di lei.

Lo dico senza girarci intorno: una madre consumata è un aiuto che si sta esaurendo. E c’è di più, ed è la parte difficile da sentire.

Il tuo pezzo, che nessuno guarda

La sofferenza di una figlia muove sempre qualcosa nella storia della madre. L’ansia con cui la controlli, per esempio: è nata adesso o abita in te da prima? Il bisogno che lei stia bene subito, il terrore di sbagliare una mossa, la difficoltà a tollerare il suo dolore senza buttarti a spegnerlo: tutto questo ha radici tue, nella tua storia di figlia, a volte nelle donne che ti hanno preceduta. Ho visto in seduta madri accorgersi che il controllo che esercitavano sulla figlia era la copia esatta di quello che avevano subito, e giurato di non ripetere.

Non è una colpa

Guardare il tuo pezzo non ti rende colpevole della sua sofferenza: le cause di certi disturbi sono complesse e nessun professionista serio le carica sulle spalle di una madre. Ti rende responsabile della sola cosa che in questo momento dipende interamente da te: come stai tu dentro questa tempesta.

Una figlia che soffre ha bisogno di una madre che sta in piedi: il suo posto accanto a lei, il suo respiro.
— Valeria

Cosa si fa, in concreto

Nel mio studiolo si lavora su di te. Con le carte, per dare voce a quello che provi e che non dici a nessuno, la rabbia per esempio, c’è quasi sempre ed è indicibile. Con la costellazione, per guardare il sistema: che posto stai occupando in questa crisi, cosa ti chiede la tua storia, cosa serve per tornare al tuo posto di madre, che è accanto a tua figlia e non al posto suo.

Le madri che fanno questo lavoro raccontano un paradosso che ormai mi aspetto: quando mollano la presa ossessiva e tornano a esistere, in casa entra aria, e la figlia se ne accorge.

Se sei in apnea da troppo tempo

Tutto questo cammina in parallelo alle cure di tua figlia, mai al posto loro. Se lei ha un’équipe che la segue, quella resta la colonna portante; tu intanto rimetti in piedi la tua.

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