Costellazioni Familiari e psicoterapia: possono stare insieme?
Due saperi, una tazza
Me lo chiedono con un filo di imbarazzo, come se stessero confessando un tradimento: “sono in terapia, posso venire lo stesso?”. Sì. E vale anche il contrario. Ti spiego come stanno insieme, e dove passa il confine.
Due lavori diversi, per costruzione
La psicoterapia è un percorso sanitario, condotto da psicologi e psicoterapeuti, che lavora nel tempo sulla tua storia individuale: come sei diventata chi sei, come funzionano i tuoi pensieri e le tue emozioni, come stare meglio. Le Costellazioni Familiari sono un lavoro sistemico e puntuale: guardano il posto che occupi nella rete delle relazioni familiari, anche attraverso le generazioni, e lo fanno per immagini e movimenti più che per analisi.
Io sono una counselor e una costellatrice, professionista ai sensi della legge 4/2013: il mio lavoro accompagna la crescita personale, non fa diagnosi e non cura disturbi. Dirlo con chiarezza mi sembra il minimo sindacale dell’onestà professionale, e mi tengo alla larga da chi confonde i piani.
La parola scava, l’immagine sposta: certe porte si aprono solo usando entrambe. — Valeria
Perché insieme funzionano
Perché arrivano allo stesso nodo da due lati diversi. In terapia puoi parlare per mesi del rapporto con tuo padre; in costellazione lo vedi, disposto nello spazio, e quella singola immagine a volte sblocca quello che le parole giravano intorno.
Al contrario: quello che emerge in una costellazione è materiale grezzo, potente, e il setting terapeutico è il posto ideale dove digerirlo con calma, seduta dopo seduta.
Il testimone che passa di mano
Le mie clienti che seguono i due percorsi mi descrivono spesso la stessa dinamica: la costellazione porta in superficie in un pomeriggio un tema su cui la terapia poteva lavorare per mesi, e la terapia trasforma quel pomeriggio in cambiamento stabile.
I due professionisti non si pestano i piedi: si passano il testimone.
I due percorsi arrivano allo stesso nodo da due lati diversi.— Valeria
Le regole di buon senso che seguo
Se sei in terapia, dillo a me e dì al tuo terapeuta che vieni da me: la trasparenza fa bene a entrambi i lavori.
Se stai attraversando una fase acuta (un lutto freschissimo, una crisi importante, una diagnosi in corso), prima viene la messa in sicurezza con i professionisti sanitari, poi il lavoro sistemico: nella chiamata conoscitiva lo valuto sempre, e quando non è il momento te lo dico senza giri. E se non sei in terapia e in seduta emerge qualcosa che merita quel tipo di cura, sono la prima a dirtelo.
Altre risposte pratiche (quanto dura, quanto costa, controindicazioni) le trovi nelle domande frequenti.
Se vuoi parlarne
Possiamo vederci nel mio studiolo a Genova o online. Prima ci sentiamo per una chiamata conoscitiva gratuita: mi racconti come stai e capiamo insieme se ha senso. Scrivimi, partiamo da lì.
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Parliamone: nella chiamata conoscitiva gratuita mi racconti a che punto sei e costruiamo un modo sensato di tenere insieme le due cose.
Scrivimi