La domanda giusta da fare ai Tarocchi (e quelle che non servono a nulla)
Una lettura · carte sul tavolino
La qualità della risposta dipende dalla qualità della domanda. Vale per la vita e vale ancora di più per i Tarocchi. È la cosa che quasi tutti sbagliano quando si avvicinano a una lettura per la prima volta.
Prima di sederti al tavolino
Se stai pensando di fare un consulto tarologico, che sia in presenza a Genova o online, sapere come funziona la domanda ti aiuta ad arrivare preparata. Non nel senso di studiare qualcosa. Nel senso che capire questo passaggio cambia completamente l’esperienza.
Nel counseling tarologico la domanda è il cuore del lavoro. Sbagliare domanda significa chiedere alle carte una cosa che non possono darti, e uscire dalla sessione con la stessa confusione con cui sei entrata.
Partiamo allora da quello che non funziona, così togliamo subito il dubbio. Poi vediamo le domande che aprono qualcosa.
Le domande che non funzionano
“Andrà tutto bene?” No, e non perché andrà male. Perché è una domanda chiusa. Il Tarocco non dà risposte sì o no, e anche se le desse, “andrà tutto bene” non ti dice nulla di utile. Bene come? Rispetto a cosa?
“Lui mi ama?” I Tarocchi parlano di te, non di terze persone. Non posso dirti cosa sente qualcun altro. Posso aiutarti a capire cosa senti tu, cosa vuoi, cosa non stai guardando in quella relazione.
“Cosa succederà?” Non leggo il futuro. Le tue scelte di oggi determinano il tuo domani, e le carte ti aiutano a farle con più chiarezza. Una previsione, però, non te la danno.
Le domande che funzionano
Le domande che aprono qualcosa sono quelle che ti mettono al centro. Che ti chiedono di guardare, non di aspettare.
“Cosa non sto vedendo in questa situazione?” È forse la più potente che puoi portare a una sessione. Presuppone che ci sia un angolo cieco, e di solito c’è sempre.
“Cosa mi tiene bloccata?” Perfetta per chi sente di essere ferma senza capire perché. “Cosa posso fare io per cambiare questa dinamica?” ti rimette al volante. “Qual è il prossimo passo?” è semplice, concreta, fa miracoli nei momenti di confusione.
Una domanda fatta bene contiene già metà della risposta.— Valeria
La domanda emerge parlando
Non devi arrivare con la domanda perfetta
Ecco la cosa importante: non devi preparare la domanda a casa, lucidandola come un compito in classe. La formulazione è parte del lavoro che facciamo insieme.
In pratica funziona così: mi racconti cosa sta succedendo, cosa ti preoccupa, dove ti senti bloccata. Parliamo. E da quella conversazione la domanda giusta emerge da sola. A volte si trasforma completamente nei primi dieci minuti, e spesso è proprio quel cambiamento il primo momento di chiarezza della sessione.
Un esempio concreto
Una persona arriva e dice: “Voglio sapere se il mio rapporto con mia madre migliorerà.” Comprensibile, ma non lavorabile: aspetta che qualcosa cambi dall’esterno. Dopo dieci minuti la domanda diventa: “Cosa mi impedisce di mettere un confine con mia madre senza sentirmi in colpa?”
Senti la differenza? Le carte sulla seconda domanda tirano fuori cose che sulla prima non sarebbero mai emerse. Questo è il potere della domanda giusta: il cuore della sessione, non un dettaglio di servizio.
Come prepararti
Se vuoi arrivare con qualcosa in mente, l’unica cosa utile è chiederti: qual è la situazione che mi occupa più spazio mentale in questo momento? Basta sapere il tema. Al resto ci arriviamo insieme.
Non serve aver letto nulla sui Tarocchi, non serve crederci. Serve la disponibilità a guardare le cose da un’angolazione diversa. In presenza o online la domanda funziona allo stesso modo: parliamo, la troviamo, tiriamo le carte, lavoriamo su quello che emerge.
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