Quando ti senti bloccata e non sai da dove ripartire
Lo spazio dell’ascolto · Genova e online
Se sei arrivata qui, probabilmente è perché ti senti ferma da un po’. Mesi, forse più di un anno. Non è successo niente di clamoroso, eppure hai la sensazione di girare a vuoto, di non andare da nessuna parte mentre tutti intorno sembrano sapere dove stanno andando. Te lo dico subito, prima di tutto il resto: questa sensazione ha un senso, e si può sciogliere.
Cosa vuol dire sentirsi bloccata
Sentirsi bloccata raramente si vede da fuori. Spesso lavori, ti occupi di una casa, di figli, di una relazione, vai avanti tutti i giorni. La parte che non si muove sta dentro: sai che qualcosa deve cambiare e non riesci a mettere a fuoco cosa, o da dove cominciare.
È una confusione che pesa proprio perché non ha una causa evidente. Quando “sulla carta” va tutto bene, ti sembra perfino di non averne diritto. Così te la tieni, e intanto le giornate passano tutte uguali.
Le persone che mi scrivono usano quasi sempre le stesse parole: “mi sento bloccata”, “non so più cosa voglio”, “sono ferma da anni”. Se sono anche le tue, sei nel posto giusto per capirci qualcosa.
Perché succede, anche quando “va tutto bene”
Le ragioni sono diverse per ognuna, e di solito si intrecciano. A volte stai evitando una scelta che ti spaventa, e l’immobilità è il modo in cui la rimandi senza ammetterlo. Restare ferma costa, certo, ma sembra meno rischioso che decidere.
A volte porti un peso che credi tuo e non lo è: un’aspettativa di famiglia, un ruolo che ti sei cucita addosso da bambina, una lealtà verso qualcuno che non c’è più. Altre volte hai solo perso il contatto con quello che vuoi, sepolta sotto tutto quello che “dovresti”.
Quasi mai è pigrizia. Chi si sente così di solito si sforza tantissimo, e si arrabbia con sé perché nonostante questo non si muove niente.
Sentirsi bloccata non è una colpa
La cosa più ingiusta che puoi farti è aggiungere la colpa allo stallo. Ti senti ferma, quindi ti senti anche sbagliata, e la vergogna ti blocca ancora di più. È un cerchio che si stringe da solo.
Prendersi la responsabilità della propria vita è un’altra cosa rispetto al darsi la colpa. Vuol dire smettere di aspettare che qualcosa cambi da fuori e tornare, piano, a scegliere. Lo dico spesso perché ci credo: il mio lavoro non è farti sentire in difetto, è aiutarti a uscire dal difetto in cui ti sei già messa.
Restare ferma, a volte, è il modo in cui ti proteggi da una scelta che non sei ancora pronta a fare.— Valeria
Dove si rimette ordine · Un consulto
Da dove si riparte
Non si riparte trovando la soluzione perfetta. Si riparte da una domanda fatta bene. Quando smetti di chiederti “cosa c’è che non va in me?” e inizi a chiederti “cosa sto evitando di guardare?”, qualcosa nella stanza si muove.
È un cambio piccolo e cambia tutto, perché sposta l’attenzione dal giudizio su di te alla situazione reale. E sulla situazione reale, finalmente, puoi agire.
Come un consulto aiuta a vedere il nodo
In un consulto non ti dico cosa fare. Mettiamo a fuoco insieme dove sei davvero ferma, e la domanda giusta da portare alle carte. I Tarocchi fanno da specchio: ti restituiscono quello che già sai e che non riuscivi a dirti. Quando il nodo è nella famiglia, lavoriamo con le costellazioni familiari.
Molte persone, dopo, mi raccontano che gli effetti continuano nei giorni successivi. Cose che sembravano confuse si riordinano, una scelta che rimandavano da mesi diventa ovvia. Non è magia, è che hanno smesso di girare intorno al punto e hanno cominciato a guardarlo.
Quando rivolgersi a me, e quando serve altro
Se quello che senti è un peso che non ti fa alzare dal letto, che dura da tanto e ti toglie sonno, fame, voglia di tutto, la prima telefonata falla al tuo medico o a una psicoterapeuta. Il counseling tarologico non cura, e io non fingo che lo faccia.
Lavora bene quando la confusione è esistenziale: una direzione da ritrovare, una decisione da mettere a fuoco, un capitolo che vorresti chiudere e non sai come. Lì ti accompagno volentieri, a Genova o online, con la stessa presenza.
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